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“Fully Automated Luxury Communism: fra utopia, tecnocrazia e post-capitalismo”

Uno spettro si aggira nel mondo globalizzato: è lo spettro del Fully Automated Luxury CommunismA cavallo fra una radicale proposta di politica economica e un’avvincente utopia tecnocratica, il “comunismo di lusso totalmente automatizzato” (FALC) è frutto della teorizzazione dello studioso inglese Aaron Bastani; la quale ha suscitato interesse in tutto il mondo anglosassone nonché sui social-networks, alimentata dall’ondata “waporwave” che ha fatto del FALC un trend virtuale.

La proposta ideologica, la quale può apparire a prima vista una sorta di futurismo progressista, è in realtà assai articolata e rientra nel novero delle ipotesi e soluzioni post-capitaliste. L’idea si innesta fra le sfide che il capitalismo moderno si trova ad affrontare, quali una progressiva tendenza all’automazione e ad una produzione sempre più intensiva accompagnate da una stagnazione dei redditi e alla riduzione dei posti di lavoro, spesso soppiantati da macchine intelligenti e algoritmi.
L’alba di una prossima società della “post-scarsità” è vista dai falcisti come l’occasione per modificare una società egualitaria, nella quale la messa in comune dei mezzi di automazione potrà portare ad un’era del post-lavoro, ove gli uomini saranno liberati dalla schiavitù della fatica e potranno contare su beni, reddito, sanità, educazione universalmente garantiti.

L’ideologia, che richiama spesso opere marxiane quali la Grundisse e il Capitale, risponde in realtà a fenomeni che da un lato prospettano un’avanzamento della tecnologia tale da migliorare la conoscenza e la qualità della vita dell’essere umano (come biologia sintetica, drivless mobility e intelligenza artificiale), dall’altro lasciano presagire problemi politici e sociali di grossa portata quali disoccupazione e aumento delle disparità sociali (come sottolineano il BTS o l’Università di Oxford tra il 20% e il 50% delle mansioni nmoderne rischiano di scomparire sotto i colpi dell’automazione). Ai sostenitori del FALC l’avvenire non spaventa: l’evoluzione umana e scientifica è l’occasione per subordinare la tecnologia ai bisogni di tutti gli esseri umani.

In una contemporaneità nella quale il dibattito sul primato dell’economia sulla politica (o viceversa) infuoca il XXI secolo e il capitalismo neoliberista risulta in crisi a causa dell’iniquità e della
frustrazione generate, il FALC può apparire come una allettante soluzione. E anche se l’intento di liberare l’uomo moderno dai divari economici e sociali portando intere popolazioni a standards di vita altissimi può apparire utopico, la proposta futu-comunista ha attirato l’attenzione di professori del MIT e di ambiziosi politologi. In risposta ad un sistema economico spesso percepito come sterile e privo di etica alcuna, un’idea apparentemente stravagante non solo giustifica moralmente la ricchezza (in quanto collettiva, diffusa e copiosa) ma risulta ancor più accattivante alla luce di esempi reali che lasciano spazio ad una possibilità per il “comunismo di lusso”: la post-scarsità in effetti è già concreta nella galassia dei contenuti multimediali, fenomeni come Uber e la stampa 3D lasciano presupporre una futura ed estesa utilità sociale in più ambiti mentre gli algoritmi e la tecnologia informatica sembrano “pianificare l’economia” meglio di qualsiasi regime comunista al di là della Cortina di ferro durante il XX secolo.

La fine del secolare trade-off fra equità ed efficienza, la soluzione dei problemi allocativi e il miraggio di un’economia che si presenta come una scienza esatta pronta a rendere tutti ricchi e felici sono probabilmente oggetto dei sogni di quasi tutti gli economisti ed i politici. Tanto più, in un’epoca nella quale il mercato, a volte selvaggiamente, mostra e rende fruibili a pochi i suoi eclatanti successi mentre pone ai più sfide frustranti, spoglia la realtà di qualsiasi valore e rende spesso la vita impossibile e minacciata. Privando però il FALC dei suoi aspetti più utopistici e fantasiosi, la medesima ideologia può strappare, oltre a qualche sorriso, alcuni interessanti spunti di riflessione. L’idea di subordinare l’economia non solo ai bisogni dell’uomo, ma al suo benessere in senso più ampio piuttosto che ai profitti è [già] una nobile sfida per chiunque voglia dare alla disciplina un contenuto più umano e progressista. La proposta, inoltre, di convertire i futuri problemi tecnico-economici in un’occasione per dare all’uomo una maggiore dignità, più tempo e risorse daeinvestire su sé stesso e sulla sua esaltazione e soddisfazione è ambiziosa e sotto alcuni aspetti forse necessaria.

Il FALC può essere una stella polare capace di orientare gli sforzi dell’individuo ad un sistema economico legittimato da un benessere diffuso, da un fondamento democratico e ugualitario, senza espropriare l’uomo della sua proprietà materiale ed intellettuale. D’altronde, se questa economia si basa su profezie che si auto-avverano, su utopie relative a mani invisibili che dovrebbero correttamente autoregolare il mercato, perché privarci di un’altra idea che, seppur discutibile, potrebbe dare all’uomo dei frutti interessanti?

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