Giovanni Ricci

Giovanni Ricci: La “soffitta della sinistra” e la riscoperta di un popolo

A volte nelle soffitte negli scantinati si trovano grandi cose.
Da un vinile un po’ impolverato a foto che si pensavano perse nella storia. A volte queste si riempiono nel corso degli anni, fino a rendere necessaria una pulizia generale che su due piedi pare al malcapitato addetto ai lavori un tremendo supplizio degno di un girone dantesco. Man mano che vengono fuori, però, i cimeli di una vita passata passano fra le mani. Tutti ricordi che nel bene e nel male hanno contribuito a creare una vita, una casa e una storia. Fra mille oggetti, carte e rimembranze, tocca al suddetto il compito storico e quasi trascendentale di decidere cosa tenere:
Cosa far passare alla storia cosa gettare via per fare spazio al mondo che verrà.

La sinistra in soffitta non ci va da parecchio. A volte sembra quasi essere completamente estranea a quella che è stata la sua storia. A volte si definisce tale senza capire dove e come andare, vendendo per sinistra quel che sinistra non è.

C’è chi, in nome di una sinistra alla ricerca disperata di voti e consensi, ha deciso definitivamente di sbarazzarsi della storia. Quella sinistra fatta di giovani leaders carismatici, di sinistra ma non troppo, alla ricerca di “amici” (ma non sia mai di “compagni”) al centro o a destra. Parliamo della sinistra tipica del XXI secolo, quella che più degli iscritti in una sezione cerca elettori e supporters che rendano possibili i progetti delle elite di partito. Bypassate discussioni in sezioni locali e una dialettica più popolare e democratica la nuova sinistra pigliatutto sostituisce la vita di partito ad un mero atto di delega a superiori attraverso qualche crocetta alle primarie e raccolte-fondi per finanziare una politica “autonoma dal finanziamento pubblico”: la stessa “liberal-left” che difficilmente riesce a stare a galla di fronte ai gruppi politici più a destra con un supporto finanziario privato più ingente e che, nella ricerca disperata di uno spazio nello spettro politico, finisce per emularla e prostrarsi all’ideologia neo-liberista anche nei campi della cultura, della scuola e del lavoro, un tempo propri di una sinistra meno compiacente.

Sostanzialmente questa è la sinistra del “nuovo che avanza”, che sgombera le soffitte per lasciare spazio a nuovi interessi. Quella che butta via la foto di Pertini per inchiodare sul muro il sorriso di Tony Blair, di Emmanuel Macron e Matteo Renzi. L’internazionalismo è, inoltre, “roba da vetero-comunisti”, e mentre Bernie Sanders negli States porta avanti lotte per il salario minimo, la nostra sinistra gioca a pestarsi i piedi in Europa, emulando la destra europea nel gioco dello “scarica-barile” per quanto riguarda la questione migratoria e nell’approvazione di riforme che bloccano la scala sociale in tutti i paesi dell’Unione (Jobs Act, Loi du Travail, e simili).

C’è chi invece, di fare pulizia, non ne vuole proprio sapere. La sinistra “ortodossa” e “fedele ad una linea che non c’è più” continua la sua disperata lotta in piccole e frammentatissime formazioni cocciute e incapaci di aggregarsi. Parliamo di quella sinistra talmente innamorata della “bandiera rossa” che è disposta a mantenerla tale con il sangue di una democrazia ferita, idolatrando quei regimi che digeriscono male diritti civili e libertà. Ed ecco fragorosi applausi ad una Corea del Nord che affama il suo popolo ma che è paladina di un’intransigenza all’imperialismo americano anche attraverso la deterrenza nucleare, o ad un Venezuela ampiamente colluso con la criminalità e avulso alla democrazia ma che si erge come un nuovo e brillante esempio di “socialismo reale” fatto di spari contro gli studenti e manganellate contro chi si oppone alla cieca ortodossia della criminale elite chavista. Nella soffitta della sedicente “vera sinistra” si intravede il busto di Baffone che “ha fatto anche cose buone”, la celebrazione di chi ancora gasa i bambini come Assad e non di rado, in questa, si decide di buttare via esperienze democratiche, internazionaliste e socialdemocratiche spesso bollate come “borghesi”, “controrivoluzionarie” e “socialpetalose”. Fra i molti ragazzi che aderiscono a tali gruppi vi sono quelli della “generazione Erasmus”, quella nata sotto i PON e i Fondi Strutturali Europei, ma che anche di fronte ai benefici dell’Europa (della quale nessuno nega l’imperfezione) continuano a non vederci un potenziale “internazionalista” perseverando in una lotta anti-europeista e populista simile, ma di colore opposto, a quella di Forza Nuova e Casapound.

Fra i due estremi, quello della sinistra “blairiana” e quello degli irriducibili amici di Marco Rizzo, c’è un popolo della sinistra confuso, deluso e alla ormai disperata ricerca di un’identità. Quell’ampia fetta di elettorato che ha definitivamente smesso di votare PD al culmine di un lungo processo di involuzione destrorsa della sinistra italiana. Di coloro i quali restano interdetti nella ciclica mancata applicazione della Costituzione e che ogni volta di più perdono l’entusiasmo di votare. Di quella classe sociale che ha sempre sentito parlare di “patrimoniale” ma si è sempre trovata a pagare tasse più alte per servizi insoddisfacenti. Dei giovani precari, dei lavoratori traditi da partiti e sindacati, di chi è protagonista della “fuga dei cervelli” e di chi pur di non fuggire è stato costretto a piegarsi ad un’Italia imperfetta.
Chi pretende aria pulita e una scuola sicura per i propri figli, la legalità prima del compromesso, accesso alla cultura e garanzie sulla sicurezza.

Parliamo del popolo della sinistra, quel popolo dai quali i vertici dei partiti hanno man mano smesso di estrarre linfa vitale per l’azione politica. Quel popolo che “appena” 48 anni fa si rispecchiava in queste semplici e bellissime parole:
Noi vogliamo una società socialista che corrisponda alle condizioni del nostro paese, che rispetti tutte le libertà sancite dalla Costituzione, che sia fondata su una pluralità di partiti, sul concorso di diverse forze sociali.
Una società che rispetti tutte le libertà, meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane“.

Così tuonava Enrico Berlinguer, uno dei giganti impolverati nella soffitta della sinistra italiana, la stessa soffitta che per molti aspetti resta comune a chi cerca una casa nelle varie formazioni post-PD. La stessa soffitta dalla quale oggi attingono Rossi e Civati nei loro discorsi, dalla quale proviene la richiesta di un riformismo agguerrito sentita nelle assemblee costitutive di Articolo UNO e Sinistra Italiana.
Ma non è questa stessa mansarda dimenticata la prova che esiste una sinistra che necessita solo di riconoscersi e unirsi?

Non è solo auspicabile ma imperativo che una nuova e decisa sinistra sia pronta alla chiamata alle urne per la diciottesima legislatura, avendo fatto riordino della sua storia per riscoprire una nuova e condivisa identità storica e sociale.
Perché se dobbiamo andare avanti e agire insieme, come avrebbe voluto il compagno Enrico, allora diventa necessario salire in soffitta tutti insieme e riscoprire la nostra essenza.

Il primo articolo da togliere dal “dimenticatoio” e rimettere al centro dell’attività politica di una sinistra che non ha timore nel definirsi tale si chiama “Costituzione della Repubblica Italiana”; nei suoi principi e nella sua storia.
Va detto nuovamente e con forza che il lavoro è al centro della vita sociale italiana e che questo deve essere stimolato, garantito e tutelato al fine di ribadire che un lavoro produttivo e al contempo giusto è possibile, necessario e fondamentale per lo sviluppo nostro paese.
Una forza progressista capace di cambiare e migliorare, di stupire e riconquistare gli elettori sarà quella che troverà un valido compromesso quelli che erano gli interessi di un sano e storico materialismo e le nuove istanze della sinistra post-materialista quali la questione di genere, l’ecologia e i diritti civili da garantire.
La sinistra deve avere il coraggio di rimettere al centro del suo programma il principio secondo il quale la sanità e l’istruzione sono garantiti nel migliore dei modi per ogni cittadino dalla nostra Legge Fondamentale. Va ribadito il principio di progressività della tassazione e uno dei passaggi più belli della nostra Carta Costituzionale: l’inviolabilità dei diritti dell’essere umano e la necessità di proteggere e accogliere chi non è tutelato nel suo stato dalle nostre libertà costituzionali.

Diamo, inoltre, una spolverata ad una sana ottica internazionalista:
Prendiamoci, come sinistra, la briga di dire che un’altra Europa è possibile, come lo stesso Tzipras, che oggi cita Gramsci, ha avuto il coraggio di proporre qualche anno fa. Diciamo apertamente che l’Europa deve cambiare rotta verso sinistra prima che la xenofobia e l’odio trionfino su anni di disastri del Partito Popolare Europeo e sulla debolezza di un PSE poco alternativo.
Rilanciamo una vera, coesa e forte sinistra europea con obbiettivi precisi e condivisi. Rilanciamo un’Europa unita, socialdemocratica e solidale.
Ricordiamo gli appelli all’unione di Jean Jaures, leader socialista francese assassinato dal nazionalismo e dall’aggressività della destra irrazionale per essersi opposto al massacro fra operai alle porte della Grande Guerra. Rendiamo omaggio a Jo Cox, parlamentare britannica schierata per una nuova Europa durante la “brexit” e cent’anni dopo Jaures volgarmente uccisa dalla stessa follia di estrema destra prima del referendum.

Non scordiamoci, inoltre, di essere stati partigiani anche noi, nello stesso modo in cui oggi lo sono i combattenti del Kurdistan contro la barbarie islamista e dittatoriale: prendiamoci la responsabilità di aiutare chi vuole intraprendere un cammino democratico, sociale e solidaristico.

Ricacciamo l’idea che il socialismo non possa andare d’accordo con democrazia, libertà e diritti e mettiamoci all’opera per rendere effettiva questa idea. Liberiamoci dell’oppressione e dei cimeli ancora sporchi presenti nella nostra mansarda. Diamo nuova vita all’idea di un “socialismo dal volto umano” e creiamo un nuovo pantheon della sinistra, fatto di quelle figure che hanno reso il nostro popolo fiero di fare parte della nostra storia: Da grandi figure politiche e democratiche come Allende, Spinelli ed Aldo Moro, a esempi di libertà e giustizia come Peppino Impastato, Ken Siro Wiva e Giuseppe Di Vittorio.

Una forza politica che sarà capace di dimostrare al suo popolo la sua forza e la sua determinatezza sarà la stessa che farà riscoprire agli italiani la bellezza dell’essere di sinistra.

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