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Il dramma dell’Aquarius e la sinistra che non c’è

Il dramma della nave Aquarius risveglia le coscienze politiche di mezza Europa. E’ arrivato il momento dell’“attività del Governo”, quella della quale, se non erano bastate l’introduzione della Flat Tax e le dichiarazioni del ministro Fontana, per molti non era ancora giudicabile: “hanno appena iniziato, vediamo cosa riescono a fare”.

E’ lo scoppio di una bolla che si è gonfiata in Italia con il fiato dei populismi, i continui appelli contro migranti e politica che aggravano la “sindrome di stato d’assedio” di cui parla Ilvo Diamanti. E  proprio questo governo più di destra e antieuropeista della storia della Repubblica mette in allarme un’Europa che non è esente da colpe sulla questione migratoria.
Probabilmente se l’Europa si fosse comportata come un’istituzione che tutela in maniera intensiva i diritti dell’uomo, sicuramente non si sarebbe arrivati a questo punto. Probabilmente, poi, il popolo sbigottito da una decisione così inumana come quella di Salvini, seppur governativa, avrebbe accettato uno dei famigerati “diktat da Bruxelles” con plauso, soprattutto se questo fosse stato relativo alla tutela della vita. E’ lecito ritenere che sovranità non possa essere quella in nome della quale si decide chi deve vivere e chi deve morire, che travalica la dignità dell’uomo (e anche qualche principio costituzionale).

La realtà purtroppo è diversa. Al di là delle bugie sovraniste e populiste, viene percepita un’Europa più interessata ai flussi di denaro che a quelli di schiavi e malcapitati, vittime delle nostre guerre e dei nostri accordi. Un’Europa più attenta al capitale che al lavoro e all’essere umano, riflesso di un’integrazione che purtroppo rimane solo economica. E’, infatti, stato un segnale di pericolo “economico” quello rivolto all’Italia durante la formazione del governo. Ma adesso, oltre ai mercati si metta in allarme la sinistra: oggi ha un motivo del tutto politico per risvegliarsi da questa dormiveglia. Mentre l’Italia si è già data uno schiaffo lasciando spazio al governo dei “cattivi” che controllano gli “incapaci”, oggi ne riceviamo uno morale dalla Spagna e dal governo di Pedro Sanchez che, al netto dei difetti del PSOE e del passato migratorio iberico, oggi si dimostra il leader più capace di tenere insieme socialismo, umanità ed europeismo aprendo i porti alla nave senza più una meta.
Praticamente gli stessi ideali che sta portando avanti da qualche mese il governo portoghese e che fra alti e bassi caratterizzano l’attività di Syriza in Grecia. Ciò lascia presupporre che uno spazio per una sinistra riformatrice in Europa c’è, ma forse a
mancare, più che gli spazi, è in realtà la sinistra stessa e la sua relativa capacità di trovare un motivo comune, un momento di unità dentro e fuori i confini nazionali.

E’ triste ammettere che la destra ci sia riuscita prima di “noi”, come dimostra la cordata Lega-Forza Italia-FdI che ha portato al governo Salvini o l’avvicinamento delle destre europee intorno a figure come Le Pen, Farage e Veidel. E’ però difficile credere che il sovranismo xenofobo e populista possa funzionare come collante a lungo. I sovranismi sono per loro natura aggressivi e iniziano a scontrarsi l’un l’altro. Basti pensare alle dichiarazioni di Orban sul rifiuto delle quote successive alla “chiusura” del nostro Ministero dell’Interno. Il concetto è più o meno “bravo Salvini che impugna la sua sovranità, ora però i negri ve li tenete voi”.

Ma siamo proprio sicuri che qualcosa che ci unisca non esiste o forse è ampiamente più grande di quello che la miopia della sinistra italiana non riesce a vedere? Bastava l’Internazionale agli albori delle lotte operaie a unire i lavoratori di tutto il mondo, esistono figure mitiche della sinistra che hanno cambiato la storia. Possibile che non esista unità almeno sui valori quali il socialismo democratico o l’ambientalismo? Su valori che anche nel 2018 vanno difesi con le unghie e con i denti come il lavoro, la libertà, la giustizia sociale e l’equità economica?
Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”. Con questa frase un certo Karl Marx, poco meno di 200 anni fa, dava un essenziale contributo alla storia e al patrimonio della sinistra. Particolarmente oggi che i bisogni sono anche quelli di 629 esseri umani, di donne e bambini che scappano da un futuro che non esiste, la sinistra italiana dovrebbe battere un colpo. Accogliere secondo le nostre capacità è giusto e doveroso. Certo, non possiamo continuare da soli, ma non si fanno giocare i rapporti di forza sulla pelle dei disgraziati. Proprio per questo va riscoperta una sinistra europea: risolvere problemi che vanno ben oltre i propri confini nazionali e dare una dimensione più democratica e sociale all’Unione Europea. Più o
meno ciò che propugna Diem25, associazione con grandi ambizioni riformatrici ma ancora lontana dal coinvolgimento attivo delle realtà politiche nazionali.

Intanto preoccupano le parole dei Cinque Stelle. Mentre Nogarin si autocensura e Toninelli gioca a fare il fascista con Salvini, basta aprire Facebook e leggere nei gruppi di supporto pentastellato la profonda spaccatura che divide il MoVimento. Internamente, da un lato, c’è qualcuno che si sta accorgendo di essere promotore, con il voto o il supporto, di un governo xenofobo e di destra. D’altro canto si assiste all’imbastardimento dei fedelissimi a Di Maio, da amici del popolo a nemici delle diversità, pronti a difendere la linea del “capo politico” istigando all’odio e al razzismo. L’Italia potrebbe pagare caro questa educazione al populismo che oggi genera cattiveria, domani genererà una società malata.

 

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