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Lo scandalo Infantino-UEFA: cosa dice il Telegraph e cosa rischia il presidente FIFA

Alessandro Mureddadi Alessandro Muredda· 08/08/2026 07:34
Lo scandalo Infantino-UEFA: cosa dice il Telegraph e cosa rischia il presidente FIFA

Il quadro che emerge dalle ultime rivelazioni britanniche rimette al centro la questione della governance del calcio globale: trasparenza delle gestioni, conflitti d’interesse, tenuta dei meccanismi di controllo. Il focus non è solo il comportamento del singolo dirigente, ma la catena delle decisioni che consente a quegli atti di produrre effetti concreti su strutture, calendari e fiducia degli stakeholder. La posta in gioco è la credibilità delle istituzioni calcistiche e la loro capacità di reggere a shock reputazionali senza incrinare la cornice competitiva.

Le rivelazioni del Telegraph e i contorni del caso

Secondo un articolo del Telegraph, Gianni Infantino avrebbe fatto pagare dalla UEFA una super liquidazione a una donna con cui aveva una relazione. Nello stesso approfondimento si sostiene che la donna fosse stata promossa durante il periodo in cui Infantino lavorava alla UEFA, con un aumento salariale del 30%, portando lo stipendio a 160.000 franchi svizzeri annui. Dopo la liquidazione, sempre secondo la testata britannica, la donna avrebbe ricevuto un finanziamento per un MBA, il master in business administration.

È un passaggio che chiama in causa la nozione di buon governo: quando fondi di un’istituzione sportiva vengono utilizzati per finalità che possono essere percepite come estranee all’interesse generale, scatta il test reputazionale. In assenza di documenti pubblici disponibili, il profilo rimane quello di un’accusa giornalistica che merita verifica indipendente, ma intanto genera conseguenze politiche e organizzative visibili.

La vicenda, nella sua formulazione attuale, interseca tre piani: il piano personale, che riguarda la condotta del dirigente; il piano istituzionale, che investe i processi decisionali interni; e il piano sistemico, che tocca la cooperazione tra confederazioni e l’equilibrio delle competizioni. Per valutare gli effetti concreti bisogna considerare come le parti in campo stanno reagendo e quali condizioni pongono per la prosecuzione dei rapporti.

La posizione ufficiale della UEFA e il terreno di scontro

La UEFA ha ufficialmente dichiarato di aver perso fiducia nella presidenza di Infantino, precisando che la posizione è rimasta invariata. Sul piano operativo, questo si è tradotto in una serie di condizioni per la partecipazione alle competizioni FIFA: ritiro delle proposte di privatizzazione delle competizioni e garanzie contro futuri tentativi di “snaturare il gioco”. La UEFA ha dichiarato che tali condizioni non sono state soddisfatte.

Le conseguenze immediate sono tangibili sul calendario: il primo evento coinvolto nel boicottaggio UEFA è il Mondiale U20 femminile, in programma dal 5 settembre. Al di là del dato organizzativo, il messaggio politico è chiaro: finché le condizioni non verranno soddisfatte, la cooperazione resta congelata. È un segnale che parla al sistema nel suo complesso, dalle federazioni nazionali ai broadcaster, fino agli sponsor che pianificano investimenti su cicli pluriennali.

Un boicottaggio, nella prassi sportiva, è una misura di ultima istanza. Non è un atto simbolico: ridisegna flussi economici, impatta sulle selezioni giovanili e altera la prevedibilità del calendario, un asset intangibile decisivo per la sostenibilità delle competizioni. È su questo crinale che si gioca la pressione istituzionale, con la UEFA che utilizza la leva degli eventi per spostare il baricentro negoziale.

Il nodo Superlega e i dossier pendenti

Il Guardian ha pubblicato un documento che rivelerebbe trattative tra Infantino e i club fondatori della Superlega, progetto lanciato il 19 aprile 2021 da dodici club europei, tra cui Juventus, Inter e Milan. Questo dossier aggiunge un livello di frizione a un rapporto già deteriorato, perché riapre il tema della competenza sulle competizioni e del perimetro di legittimità degli interlocutori privati nell’architettura del calcio continentale.

Le condizioni poste dalla UEFA — ritiro delle proposte di privatizzazione delle competizioni e garanzie contro futuri tentativi di “snaturare il gioco” — vanno lette dentro questa cornice: il governo del calendario e dei format non è una variabile neutra, ma la chiave per distribuire ricavi, tutele e potere negoziale tra leghe, club e confederazioni. Nel lessico del settore, è il cuore della “governance delle competizioni”.

In questo contesto, l’azione coordinata di più confederazioni alza ulteriormente la soglia di rischio per la stabilità del sistema. Secondo le informazioni disponibili, i presidenti di UEFA, CONCACAF e AFC sarebbero pronti a fare fronte comune per rimuovere Infantino, che nel marzo 2027 si candidererebbe al quarto mandato. Il presidente UEFA Aleksander Ceferin aveva inoltre chiesto pubblicamente le dimissioni di Infantino. Sono segnali che indicano una conflittualità non episodica ma strutturale.

Quali rischi corre il presidente della federazione mondiale

Il profilo del rischio per il presidente si articola su tre direttrici: politica, istituzionale e reputazionale. Sul versante politico, un fronte comune di più confederazioni limita gli spazi di mediazione. Nelle dinamiche federali, il consenso diffuso è un capitale che si costruisce nel tempo e si consuma rapidamente quando emergono dossier che mettono in discussione l’affidabilità del vertice.

Sul versante istituzionale, l’eventualità di rimozione evocata da più confederazioni offre uno scenario di pressione costante. Senza entrare nel merito di norme o procedure non disponibili pubblicamente, è sufficiente osservare la traiettoria: la perdita di fiducia formalizzata, il mancato soddisfacimento delle condizioni poste per la cooperazione e il boicottaggio di eventi configurano un percorso che può condurre a esiti radicali, fermo restando che le modalità concrete dipendono dagli organi competenti.

Sul versante reputazionale, il danno è già in atto. Le rivelazioni del Telegraph, unite al dossier pubblicato dal Guardian, impattano sulla percezione di imparzialità e di corretto utilizzo delle risorse. In un sistema in cui la credibilità personale è spesso intercambiabile con quella dell’istituzione di appartenenza, il rischio di trascinamento è elevato: a rimetterci non è solo il singolo, ma l’immagine complessiva della struttura.

Implicazioni per il calcio globale e la cooperazione tra confederazioni

Le ripercussioni vanno oltre il singolo contenzioso. Se la frattura tra UEFA e FIFA dovesse consolidarsi, potrebbero emergere due effetti sistemici. Primo: il principio di coordinamento, che assicura la compatibilità tra calendari e format, rischia di incrinarsi. Secondo: la prevedibilità dei flussi economici legati ai diritti audiovisivi e alla sponsorizzazione verrebbe messa sotto stress, con clausole contrattuali attivate in caso di eventi non disputati o di partecipazioni ridotte.

Nel breve periodo, l’attenzione si concentra sulla gestione degli eventi imminenti, a partire dal Mondiale U20 femminile indicato come primo banco di prova. Ogni decisione in merito alla partecipazione o al ritiro costringe organizzatori e federazioni nazionali a ricalibrare logistica, assicurazioni e roster, con ricadute sui percorsi di sviluppo delle atlete coinvolte.

Nel medio periodo, l’esito della contesa sul perimetro delle competizioni — il cuore del dibattito attorno alla Superlega — determinerà la distribuzione del potere di agenda tra soggetti pubblici del sistema calcistico e attori privati. L’elemento chiave, per chi osserva il fenomeno con lente politica, è il controllo delle rendite regolatorie: chi decide il format governa anche la catena del valore.

Quadro comparativo: linee di frattura e convergenze potenziali

Dalle informazioni disponibili emergono alcune linee operative:

  • Legittimazione: la UEFA ha perso fiducia nella presidenza in carica e ha mantenuto invariata la propria posizione;
  • Condizionalità: le condizioni poste per cooperare alle competizioni internazionali non sono state soddisfatte;
  • Pressione sul calendario: il boicottaggio incide sul Mondiale U20 femminile, in programma dal 5 settembre;
  • Dossier Superlega: il documento pubblicato dal Guardian suggerisce trattative con i club fondatori del progetto;
  • Coordinamento confederale: i presidenti di UEFA, CONCACAF e AFC sarebbero pronti a un fronte comune per la rimozione, con la prospettiva di una candidatura al quarto mandato nel marzo 2027.

Le convergenze potenziali, laddove emergessero, passerebbero da garanzie sostanziali sul governo dei format e da un perimetro chiaro ai rapporti con soggetti esterni. Senza questo ancoraggio, la conflittualità tenderà a riprodursi a ogni riunione di calendario.

Cosa osservare nelle prossime settimane

Tre indicatori guideranno la lettura della crisi:

  • La gestione del boicottaggio e gli eventuali correttivi per il Mondiale U20 femminile;
  • L’eventuale apertura di canali negoziali sulle condizioni poste dalla UEFA e la loro traducibilità in impegni verificabili;
  • Il consolidamento del fronte tra confederazioni e i segnali sulla tenuta della candidatura al quarto mandato.

In controluce, resta il tema che sovrasta la contingenza: il rapporto tra autorità regolatoria e platea degli stakeholder. L’esito della vicenda darà una misura della resilienza istituzionale del sistema e del suo grado di responsabilizzazione rispetto all’uso delle risorse, alla tutela delle competizioni e alla protezione dell’interesse collettivo del movimento.

Alessandro Muredda
Alessandro Muredda

Alessandro Muredda è cresciuto in Sardegna, dove ha condotto studi sulle realtà agricole minori e il loro rapporto con la politica nazionale. È appassionato di attualità e si impegna nell’analizzare l’impatto delle policy ambientali sul territorio e sulle persone che ci vivono.