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Perché il caro affitti colpisce soprattutto gli studenti? Una causa ignorata

Veronica Sagginidi Veronica Saggini· 07/08/2026 16:00
Perché il caro affitti colpisce soprattutto gli studenti? Una causa ignorata

Ogni settembre le stazioni si riempiono di valigie e speranze. Nelle assemblee, nelle code alle agenzie, nei gruppi social dove si cercano coinquilini, il racconto è sempre lo stesso: prezzi in salita, contratti opachi, stanze che spariscono in un attimo. Il problema non è solo un dato di mercato, ma una cartina di tornasole di come le città pensano — o dimenticano — i più giovani e chi ha meno tutele.

Perché gli studenti pagano affitti più alti rispetto ad altri inquilini?

Gli studenti si concentrano in poche zone e in tempi stretti, facendo esplodere la domanda proprio quando l’offerta è più scarsa. I proprietari applicano un sovrapprezzo per la maggiore rotazione, i contratti brevi e la percezione di rischio. Il risultato è un mercato di nicchia con prezzi sopra media e regole spesso informali.

Settembre e febbraio sono i picchi: nuove immatricolazioni, sessioni, tirocini. L’asimmetria informativa gioca contro gli studenti fuori sede, che spesso accettano visite lampo e condizioni meno favorevoli pur di non perdere il posto letto. Depositi cauzionali più alti, richieste di garanti e spese extra (utenze, arredi) fanno crescere il costo effettivo. E la geografia conta: quartieri vicini ad atenei e trasporti veloci subiscono la pressione di chi non può permettersi lunghi spostamenti.

Qual è la causa ignorata che fa esplodere i prezzi nelle città universitarie?

La causa spesso ignorata è l’invisibilità statistica degli studenti fuori sede nella pianificazione urbana. Le città programmano servizi e alloggi guardando ai residenti anagrafici, non a chi le abita davvero per nove mesi l’anno. La domanda reale di posti letto resta così sottostimata e l’offerta regolata non tiene il passo.

In molte città universitarie il numero di studenti presenti supera di molto i residenti tra 19 e 29 anni rilevati dagli uffici comunali. Questo “buco di realtà” si traduce in meno residenze studentesche, norme edilizie non tarate sulle stanze e zero incentivi per i micro-alloggi. Gli atenei crescono, raddoppiano i corsi, moltiplicano gli iscritti internazionali, ma i piani casa restano fermi. Senza una fotografia demografica veritiera, la pianificazione produce colli di bottiglia: pochi letti, tanta concorrenza, prezzi che salgono.

Come incidono gli affitti brevi e le tasse sulla scelta dei proprietari?

Gli affitti brevi attirano immobili fuori dal circuito studentesco e alzano il prezzo di riserva dei proprietari. Tra occupancy elevata e gestione flessibile, molti preferiscono la rendita a notti o settimane rispetto a contratti mensili. La fiscalità e le regole, se non bilanciate, spingono questa scelta.

Nei centri storici e nelle zone turistiche, il mercato delle Locazioni brevi drena appartamenti che, in passato, sarebbero finiti a studenti o giovani lavoratori. Anche dove il turismo non è dominante, la possibilità di combinare periodi brevi con sessioni di alta domanda studentesca riduce il potere negoziale degli inquilini. Se la cedolare secca resta più semplice e conveniente dei contratti calmierati, e i controlli sono scarsi, la convenienza privata diverge dall’interesse pubblico: meno stanze, più caro-affitti.

Perché gli aiuti pubblici e i posti letto universitari non bastano?

Gli studentati coprono solo una minoranza dei bisogni e arrivano tardi rispetto all’inizio dei corsi. I bandi hanno tempi lunghi, le graduatorie lasciano fuori migliaia di idonei, e i nuovi alloggi finanziati non sono ancora operativi. Il ponte tra diritto allo studio e mercato privato resta, così, pericolante.

Le residenze legate al PNRR hanno attivato investimenti importanti, ma scontano cantieri complessi, vincoli amministrativi e una governance frammentata. Intanto, chi perde la borsa alloggio non ha alternative leggere: contratti tipici da 4+4 non coincidono con l’anno accademico, e i contratti transitori sono usati in modo disomogeneo. L’effetto è una rincorsa continua: quando l’aiuto arriva, il prezzo è già salito.

Quali soluzioni concrete possono frenare subito il caro affitti per gli studenti?

Tre leve rapide: dati affidabili, contratti su misura, incentivi mirati. Servono numeri in tempo reale sugli studenti presenti, un contratto-tipo di 10-12 mesi con cauzioni e recesso equilibrati, e sconti fiscali vincolati al canone calmierato. Così si riduce l’incertezza dei proprietari e si dà potere d’acquisto agli inquilini giovani.

Nel breve periodo, i Comuni possono creare sportelli affitto con garanzie pubbliche sui depositi, mediando tra proprietari e studenti selezionati dagli atenei. Un “bollino casa studente” — con standard minimi di sicurezza, trasparenza di costi e stanze singole o doppie regolamentate — può attrarre immobili oggi fuori mercato. Nel medio periodo, vanno sbloccati immobili pubblici sottoutilizzati, premiando il recupero leggero e il co-living certificato. Infine, la fiscalità: aliquote più basse solo a chi pratica canoni concordati reali e durate coerenti con l’anno accademico.

In che modo il problema colpisce di più studentesse e categorie fragili?

Le studentesse pagano un sovrapprezzo implicito per sicurezza e stanze singole, spesso più rare e costose. Chi ha minori garanzie familiari, cognomi percepiti come “stranieri” o identità LGBTQ+ incontra più rifiuti e pratiche discriminatorie. La scarsità amplifica le disuguaglianze: meno scelta significa più rinunce o accettazione di condizioni peggiori.

Nei quartieri periferici, i tempi di rientro serali e i trasporti rarefatti diventano un costo invisibile, talvolta insostenibile. Anche le spese energetiche pesano: in molte stanze non regolarizzate gli inquilini non hanno accesso a bonus o tariffe agevolate. Politiche mirate — dai buoni mobilità per notturni a standard obbligatori per porte e finestre sicure — riducono il gap senza pesare sui canoni.

Cosa possono fare ora atenei e comuni senza aspettare nuove leggi?

Coordinare orari e calendari didattici per comprimere i picchi di domanda e allungare le finestre di ricerca. Lanciare piattaforme trasparenti di matching con contratti pre-verificati e assistenza legale gratuita. Creare fondi di garanzia che coprano morosità involontarie e piccoli danni, abbassando la diffidenza dei proprietari.

Un patto locale per l’alloggio studentesco — con università, sindacati inquilini, associazioni proprietari e terzo settore — può definire tetti consigliati per stanze standard e incentivi economici per chi aderisce. Collegare studentati e trasporto pubblico con navette frequenti riduce la pressione sui quartieri più centrali. E monitorare trimestralmente i prezzi, pubblicando i dati, aiuta a colpire pratiche scorrette e a orientare gli interventi.

Domande rapide

Gli affitti scenderanno da soli? No: senza nuova offerta regolata e incentivi mirati, resteranno alti.

È utile un contratto-tipo per studenti? Sì: riduce contenziosi e incertezza, rende l’offerta più fluida.

Gli affitti brevi sono l’unico colpevole? No: pesano, ma il nodo è anche pianificazione e dati.

Servono più studentati o più stanze in appartamenti? Entrambi: i primi per i più fragili, le seconde per scalare velocemente.

Il fisco può aiutare subito? Sì: sconti solo a chi pratica canoni calmierati e durate coerenti.

Veronica Saggini
Veronica Saggini

Veronica Saggini ha documentato le manifestazioni femministe nelle principali città italiane, partecipando in prima persona. Sensibile ai temi sociali e alle pari opportunità, scrive reportage sull'impatto delle decisioni politiche sulle nuove generazioni e sulle comunità meno rappresentate.