Quali sono le vere competenze delle regioni? Tre esempi quotidiani che toccano tutti

Mi trovo ancora in mente in una piazza di un piccolo comune dell'entroterra ligure, durante la campagna per le regionali del 2020. Una signora mi ferma mentre distribuivo materiali e mi pone una domanda che sembra semplice, ma che custodisce una complessità incredibile: "Ma insomma, cosa decide veramente il sindaco e cosa decide la regione? Perché se mi lamento con uno, mi dice che non è affar suo". Quel momento mi ha insegnato più di mille lezioni teoriche sulle competenze delle regioni italiane.
La domanda della signora non era retorica. Milioni di cittadini ogni giorno si muovono nel nostro territorio senza sapere esattamente chi ha il potere decisionale su ciò che li circonda. Le regioni sono entità amministrative fondamentali della Repubblica, ma il loro ruolo rimane nebuloso nella percezione collettiva. Non è semplice ignoranza: è il risultato di uno dei più complicati meccanismi di divisione dei poteri che l'Europa conosca.
L'asilo nido: quando la regione entra nella quotidianità dei genitori
Partiamo da qualcosa di intimamente concreto. Una giovane coppia milanese cerca un posto per la figlia di tre anni. Consultano il sito del Comune, fanno la domanda di iscrizione all'asilo pubblico. Ma chi decide effettivamente se quel nido esiste? Qui entrano in gioco le regioni. È la Lombardia, attraverso i suoi assessorati, a definire gli standard di qualità degli asili, a emanare le linee guida su numero di educatori per bambino, metrature minime, requisiti igienico-sanitari. È la regione che finanzia una parte significativa di questi servizi, trasferendo risorse ai comuni.
Tuttavia, il Comune rimane l'esecutore. Gestisce le liste d'attesa, assegna i posti, organizza il servizio mensa. Se l'asilo è pieno e la vostra bambina rimane fuori, tecnicamente entrambi gli enti hanno competenze sul problema, ma è la regione che ha stabilito il numero massimo di iscritti basato su parametri che incidono direttamente sulla qualità dell'esperienza educativa di centinaia di piccoli e sulla conciliazione tra lavoro e famiglia di migliaia di genitori.
Questa sovrapposizione è proprio quello che rende il sistema italiano affascinante e frustrante al contempo. La regione non è un ente lontano e astratto: è viceversa implicata nelle scelte che influenzano la crescita dei nostri figli.
Gli ospedali e la sanità: il vero potere regionale
Se c'è un ambito dove il potere regionale diventa evidentissimo, è la sanità. Durante i mesi della pandemia, mentre seguivo i lavori di assemblee regionali, ho compreso quanto le regioni fossero artefici di decisioni che letteralmente salvavano vite umane.
In base alla Costituzione italiana, la sanità rientra nelle materie concorrenti: lo Stato definisce i principi generali, ma sono le regioni a organizzare i servizi sanitari sui loro territori. Questo significa che la Toscana, il Veneto, la Campania operano secondo modelli diversi, con dotazioni diverse, con tempi di attesa diversi. Quando vi rivolgete al vostro ospedale, quando prenotate una risonanza magnetica o ricevete il risultato di un esame, state interagendo con una struttura la cui organizzazione è decisa principalmente dalla regione.
Durante la campagna elettorale, ho visitato ospedali della Basilicata dove la carenza di medici specialisti era drammatica. Non era una questione di incompetenza locale, ma di decisioni di finanziamento regionale, di come allocare risorse scarse. Un paziente che ha bisogno di cardiologia può trovarsi costretto a viaggiare cento chilometri perché la regione non ha investito in quell'ospedale. Questa non è burocrazia astratta: è la differenza tra ricevere cure adeguate e no.
Le strade provinciali e l'assetto del territorio
Percorro spesso la strada che collega due comuni del Piemonte, perfetta da un lato della provincia e disastrata dall'altra. Non è caso: la manutenzione delle strade provinciali è una competenza regionale. Ogni regione decide quale porzione del suo bilancio destinare alla viabilità, quale strada prioritaria, come affrontare le buche che nel 2024 ancora punteggiano l'Italia.
Ma c'è di più. Le regioni decidono il trasporto pubblico locale, il numero di autobus, le linee ferroviarie regionali. Un abitante di un paese sperduto del Sud Italia dipende dalla regione per sapere quante volte al giorno quel pulmino lo porta in città. Un pendolare che ogni mattina raggiunge il capoluogo da provincia conta sulle scelte di finanziamento che la regione fa anno dopo anno sulla mobilità.
Ho fotografato lunghe code di gente al mattino in piazzale del bus, persone che aspettavano da venti minuti un mezzo che ne doveva arrivare uno ogni dieci. Quella attesa, quella frustrazione, è conseguenza diretta di decisioni regionali sugli investimenti nel trasporto pubblico.
Il territorio in cui viviamo, il modo in cui possiamo muoverci dentro di esso, la qualità delle infrastrutture che lo attraversano, tutto questo non cade dal cielo. Sono scelte normative e di bilancio che le regioni prendono quotidianamente.
Comprendere le vere competenze delle regioni significa smettere di cercare il responsabile di ogni problema nel livello amministrativo sbagliato. Significa riconoscere che accanto al governo nazionale e ai comuni, le regioni esercitano un potere reale e concreto. Potere che incide sulla salute, sulla educazione, sulla mobilità, sulla vivibilità quotidiana dei nostri territori.
Quella signora in piazza aveva ragione a fare domande. Non era pigrizia civica, era il riflesso di un sistema complesso che meriterebbe di essere spiegato molto meglio. Quando voteremo alle regionali, sapremo che scegliamo chi deciderà per noi su questioni che ci toccano ogni singolo giorno.

