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Idee nuove e alleanze chiare per la Puglia

Molti di noi che in Puglia hanno aderito ad Art. 1 con il solo intento di contribuire a unire e a rinnovare una sinistra intrisa di quel politicismo che le ha tolto anima, sentimento e valori, non sono convinti dei silenzi o degli appiattimenti sulle posizioni di Emiliano e di una parte del Pd rispetto al futuro di elezioni regionali che si terranno tra un anno e mezzo. Nelle poche occasioni in cui è stato possibile intervenire ho sostenuto che per il bene della Puglia e del movimento di cui facciamo parte sarebbe opportuno non diventare subalterni o parti di un metodo Emilianocentrico che agli occhi e all’intelligenza dei più si connota per cinismo e spregiudicatezza.
Anche all’interno di una parte del gruppo regionale leu/progressisti qualcuno continua a scambiare questo metodo/modello per capacità politiche. Se si insistesse con questa concezione un movimento, il nostro, nato per unire, perderebbe dignità e autonomia e vanificherebbe qualsiasi ruolo di “ricostruzione” e di riconoscibilità.
E poi si da l’impressione di non essere diversi da quegli adoranti renziani che, con una caduta di stile, qualcuno li ha chiamati “inetti scendiletto” di Renzi. Si è sempre tali quando il rapporto con il proprio capo è privo di autonomia politica e culturale. Vale per gli adoranti di Renzi come per quelli di Emiliano.
Non si può continuare a negare l’evidenza, pena contribuire a dare un colpo mortale allo stesso Emiliano e al governo regionale.

Il logoramento della maggioranza su cui si regge Emiliano è un logoramento a cui lo stesso Emiliano non è certo estraneo. Ragione per la quale sarebbe bene che il rischio di una sconfitta alle prossime elezioni regionali, che consegni la Puglia alla destra, lo avvertisse anche il Presidente della giunta e i suoi adoranti.
Una divisione verticale del centrosinistra sarebbe esiziale. Sottrarrebbe credibilità a tutti i soggetti in campo. E li esporrebbe ad una competizione distruttiva entro il perimetro del centrosinistra. Colpirebbe le forze politiche e lo stesso Emiliano. Il Presidente, peraltro, da tempo, agisce come un soggetto autonomo. Usa le sue prerogative per contrarre accordi e compromessi attorno ai confini della coalizione, con l’ambizione di dilatarme il profilo verso forze e personalità dello schieramento contrapposto. Non è il caso di tornare qui sulla vicenda delle nomine e del proliferare delle tante agenzie. Dall’AQP all’ARPAL, con la modifica della stessa governance di tali enti, Emiliano ha agito per assicurarsi sostegni di aree politiche esterne al centrosinistra. E, poi, promuovendo in vari territori un movimento trasversale di amministratori locali di destra e di sinistra, si è insediato come il capo politico di una fazione che ha l’inconfondibile segno del trasformismo che rimane la vera identità di un ceto politico che si vuol far passare come allargamento civico delle alleanze.

Anche su questioni cruciali di contenuto, Emiliano ha agito su un terreno estremamente accidentato e insidioso. Su un tema come il decreto sicurezza del governo, contro il quale una serie di governatori e di amministratori locali hanno opposto iniziative ed atti di critica severa, è apparso in assordante silenzio. E sulla vicenda dell’autonomia differenziata di alcune Regioni del Nord ha prima aderito, poi taciuto colpevolmente, per pervenire, infine, ad una blanda presa di distanza, di fronte a possibili provvedimenti contro il Mezzogiorno e contro diritti sociali decisivi dei cittadini, come quello alla salute e quello all’istruzione. Insomma, siamo di fronte a fatti e circostanze che giustificano ampiamente le diffidenze che, in questi mesi, si sono manifestate verso Emiliano nella stessa coalizione di centrosinistra. Da parte di personalità, di settori dei partiti e dei movimenti che, pure, sono, ancora oggi, parte della maggioranza di governo della Puglia.

Sorprende che Emiliano non colga come la sua stessa iniziativa, alla fine, possa risultare a somma zero, se non, addirittura, a saldo negativo. È stato un danno grave l’aver anteposto la questione della riconferma della sua candidatura attraverso primarie poi rinviate a tutto il resto. Ci sarebbe bisogno di un programma di fine mandato in grado di ricostruire la coesione della coalizione e un clima di reciproca comprensione e di condivisione degli obiettivi. L’ansia di legittimarsi come vertice della coalizione, con primarie frettolose, ha fatto premio sulle ragioni della politica. Con una mera logica da ceto politico. Mentre, tutto attorno si avverte un senso di diffuso malessere dei cittadini verso una sanità che non funziona, verso politiche ambientali ancora gravemente approssimative e insufficienti, verso i drammi vecchi e nuovi di un’agricoltura in ginocchio. Basterebbe mettere l’orecchio a terra per cogliere il fondo di verità che c’è in quel malessere, per concentrarsi sulla necessità di affrontare con altro piglio le emergenze, ma anche quell’ordinaria amministrazione che arranca di fronte alle necessità delle imprese e del mondo del lavoro.

Ecco perché occorre una svolta. Non c’è nessuna lesa maestà ad esercitare una critica severa dell’attuale stato di cose. Si tratta di correggere in profondità. Perché saremo tutti corresponsabili delle scelte compiute e delle omissioni. Un Presidente che detiene anche l’assessorato più oneroso – la sanità – non espone solo se stesso alla probabilità di un fallimento, ma trascina l’intera coalizione nel gorgo dell’inefficienza e della scarsa qualità dei servizi. La svolta è fatta di scelte emblematiche e di decisioni concrete. Di decisioni condivise. Non di una sequenza inaudita di strappi e di fatti compiuti ormai irreversibili. C’è la volontà di rimediare? Si è ancora in tempo. Ma per farlo, occorre pazienza unitaria, spirito di squadra, comprensione delle ragioni di chi avanza una critica o un’obiezione. Senza tutto questo, una divaricazione distruttiva del centrosinistra è dietro l’angolo. Ma, sulla possibile sconfitta, nessuno potrà recriminare indicandone la responsabilità in coloro che avvertono la necessità assoluta di un forte cambio di passo. Quindi non una “caccia all’orso” ma solo un tentativo per evitare di diventare complici di una sconfitta politica, culturale e sociale.

Parteciperò pertanto all’iniziativa Prima le idee del 23 febbraio alla Fiera del Levante, e con me tanti altri militanti di Art. 1 per dare un contributo alla ricostruzione di una alleanza dei progressisti per la Puglia, fatta di idee e di contenuti, contro qualsiasi destra e trasformismo.

Foto in evidenza: La facciata della sede della Giunta Regionale deòlle Puglia

Carmine Dipietrangelo è Presidente di Left Brindisi e componente del coordinamento regionale pugliese di Articolo 1 – Mdp

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