IMG_17gen2018113044

Il socialismo dimenticato di Martin Luther King

Traduzione dell’articolo di Matthew Miles Goodrich pubblicato su In These Times con il titolo “The Forgotten Socialist History of Martin Luther King Jr.” (15 gennaio 2018) (1).

Nel 1952, a 23 anni, Martin Luther King scrisse una lettera d’amore a Coretta Scott. Assieme alle parole dolci e alle scuse per la sua calligrafia frettolosa, in quella lettera descrive i suoi sentimenti non solo nei confronti della sua futura moglie, ma anche verso il sistema economico americano. “Sono molto più socialista nella mia teoria economica che capitalista” ammette alla sua fidanzata, concludendo che il “capitalismo è sopravvissuto alla propria utilità”.

M.L. King scrisse quelle parole da studente universitario alla fine del suo primo anno alla Boston University School of Theology. Le idee espresse nella lettera non rappresentano solo l’utopismo della gioventù, ma accompagneranno la sua visione economica per tutta la sua vita.

Quando gli americani onorano King per il suo compleanno, è importante ricordare che l’icona dei diritti civili era anche un socialista democratico, impegnato a costruire un ampio movimento per superare i fallimenti del capitalismo e raggiungere sia l’uguaglianza economica che quella razziale per tutte le persone.

[…] Quindici anni dopo quella lettera, nel suo ultimo libro, “Where Do We Go From Here: Chaos or Community?”, scrive: “Il capitalismo ha spesso lasciato un divario di ricchezza superflua e povertà abietta [e] ha creato le condizioni che hanno permesso di prendere dai bisogni dei tanti per dare lussi ai pochi”.

Nel suo famoso discorso del 1967 alla Riverside Church, King tuonò: “Quando le macchine e i computer, il profitto e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, allora è impossibile battere la titanica tripletta di razzismo, materialismo e militarismo”.

E in un’intervista con il New York Times del 1968, King descrive il suo lavoro con la Southern Christian Leadership Conference (SCLC) così: “In un certo senso, potreste dire che siamo impegnati nella lotta di classe”.

Parlando a un ritiro dello staff della SCLC nel 1966, King disse che “c’è qualcosa che non va […] con il capitalismo” e che “ci deve essere una migliore distribuzione della ricchezza nel paese”. “Forse – suggerì – l’America deve andare verso il socialismo democratico”.

In “Where Do We Go From Here”, in cui chiede “la piena emancipazione e uguaglianza dei neri e dei poveri”, King difende le politiche in linea con programmi socialisti democratici: un reddito annuo garantito, emendamenti costituzionali per assicurare l’uguaglianza sociale ed economica e una grande espansione degli alloggi popolari. Sostiene il Freedom Budget proposto dall’attivista socialista A. Philip Randolph, che include politiche come la garanzia del lavoro, un reddito dignitoso e sanità universalistica. Delinea anche come le disuguaglianze economiche possono limitare i diritti civili. Mentre i ricchi hanno facile accesso ad avvocati e tribunali, “i poveri, al contrario, sono impotenti”.

Questa enfasi sulla povertà non è sempre ripresa negli insegnamenti contemporanei sul pensiero di King, che tendono a concentrarsi strettamente sulla sua difesa dei diritti civili. Ma in “Where Do We Go From Here” e nell’ultimo progetto della vita di King – la Poor People’s Campaign – mostrano che il sogno di King includeva un futuro di uguaglianza sia razziale che economica.

Che vantaggio c’è nell’avere il diritto di sedersi in una tavola caldsa […] se non puoi permetterti di comprare un hamburger?” […] Solo una campagna che porti sia alla giustizia economica che a quella razziale può portare alla vera uguaglianza per gli afro-americani. Parlando del suo obiettivo, King era inflessibile: la “totale, diretta e immediata abolizione della povertà”.

Il difetto principale della prima fase del movimento per i diritti civili, secondo King, era la sua enfasi sulle opportunità piuttosto che sulle garanzie. La possibilità di comprare un hamburger a una tavola calda senza aggressioni non garantiva che gli affamati venissero sfamati. Poter votare non garantiva leggi anti-razziste. La fine delle leggi Jim Crow (2) non garantiva il prosperare di comunità afro-americane. La decenza non garantiva l’uguaglianza.

Alcune persone bianche avevano appoggiato la lotta per l’accesso e le opportunità, concludeva King, perché non costava loro nulla. “I posti di lavoro”, al contrario, “sono più difficili e costosi da realizzare rispetto alle elezioni”. Quando gli afro-americani hanno chiesto non solo di essere trattati con dignità, ma anche la garanzia del diritto alla casa e all’istruzione, quando hanno chiesto “la realizzazione dell’uguaglianza” – la seconda fase del movimento per i diritti civili – King ha scoperto che certi bianchi sono diventati improvvisamente indifferenti.

King considerava la Poor People’s Campaign come il veicolo per questa seconda fase per il movimento, proprio perché offriva sia progressi materiali e il potenziale per forti mobilitazioni inter-razziali. Per King, solo un movimento della classe operaia multirazziale, ossia ciò che la Poor People’s Campaign aspirava a essere, avrebbe potuto garantire sia l’uguaglianza economica che quella razziale. […]

Per King, l’unica soluzione alla crisi di povertà americana era la redistribuzione di ricchezza. In un discorso del 1961 al Negro American Labor Council, King dichiarò: “Chiamatela democrazia, o chiamatelo socialismo democratico, ma deve esserci una migliore distribuzione di ricchezza in questo paese per tutti i figli di Dio”.

Dalle sue prime lettere a Coretta Scott fino ai suoi ultimi giorni, King presentò la visione di una società che si occupa dell’uguaglianza delle persone di tutte le razze ed estrazioni. Questa è la causa per cui King si è battuto tutta la vita. Ed è per questo che ci dovremmo impegnare nuovamente nel momento in cui onoriamo la sua eredità.

(1) Lunedì, negli Stati Uniti, si è celebrato il Martin Luther King Day, una festività nazionale in onore dell’attivista e Premio Nobel per la pace Martin Luther King (15 gennaio 1929 – 4 aprile 1968) che si celebra il terzo lunedì di gennaio, un giorno vicino cioè al 15 gennaio, giorno della sua nascita. (Fonte: Wikipedia)

(2) Le leggi Jim Crow furono delle leggi locali e dei singoli stati degli Stati Uniti d’America emanate tra il 1876 e il 1965. Di fatto servirono a creare e mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici, istituendo uno status definito di “separati ma uguali” per i neri americani e per i membri di altri gruppi razziali diversi dai bianchi. (Fonte: Wikipedia)

(Foto: Getty Images)

Commenti