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Per tutti quelli che “voi fate vincere la destra”: è vero il contrario

Da quando è partita la nostra avventura con Liberi e Uguali ci tocca fronteggiare quasi quotidianamente una singolare osservazione: “Voi fate vincere la destra“. All’inizio di questa campagna elettorale vale la pena di rispondere con alcune osservazioni.
Chi scrive pensa che per contrastare la destra (e per unire il centrosinistra) sarebbe stato indispensabile un serio percorso di critica, mancato del tutto, sulle politiche che in questi anni hanno diviso il nostro campo: il jobs act, la politica dei bonus, l’abolizione dell’IMU per tutti, l’avventurismo sulle riforme, il decreto Minniti, i referendum cancellati per decreto legge, le promesse tradite sullo ius soli e si potrebbe continuare. Anche non candidare in una coalizione che si definisce “centrosinistra” riconosciuti esponenti del centrodestra (quali certamente sono Casini e Lorenzin) avrebbe certamente giovato. E anche non ribadire, come ha fatto Emma Bonino, l’equiparazione tra Stato e famiglia che è stata la base concettuale stessa di disastrose politiche di austerità sarebbe stato probabilmente utile allo scopo. Fin qui, però, siamo nel campo delle opinioni.

Ci sono invece due osservazioni che dimostrano oggettivamente l’infondatezza e la pretestuosità della critica che ci viene rivolta e che dimostrano l’esatto contrario. Entrambe partono da un’ analisi ragionata della legge elettorale (sui difetti della quale avevo già scritto qui: http://www.largine.it/index.php/giacomo-galazzo-rosatellum-una-pessima-legge-un-grave-errore-politico/) .

L’impianto del nuovo sistema elettorale è proporzionale, non maggioritario. In un sistema proporzionale ognuno non può che correre per sè e ottenere una rappresentanza in Parlamento. Se è così, la matematica dice che più voti vengono raccolti da formazioni distanti dal centrodestra più si abbasserà la percentuale di seggi guadagnati dai partiti di quella coalizione. Il voto a , dunque, è pienamente utile allo scopo di contrastare la destra. Lo è per ragioni politiche, secondo me, ma prima ancora lo è oggettivamente e per ragioni aritmetiche.

A questa osservazione non contestabile si può anche aggiungere, tornando alla politica, che Liberi e Uguali intende battersi proprio per recuperare alla partecipazione persone che non si riconoscono nelle politiche che ho citato e che con ogni probabilità si risolverebbero per l’astensione o per un voto di protesta. Se questo tentativo avrà successo è evidente che non avremo fatto vincere la destra. Sempre se il concetto di “rappresentanza” ha ancora cittadinanza nel dibattito pubblico, avremo reso un servizio molto importante alla nostra parte, alla sinistra.

Proseguendo, qualcuno potrebbe obbiettare che nel sistema di voto esiste anche una quota minore di seggi che è assegnata “per coalizioni” e con criterio maggioritario. E potrebbe sostenere che almeno per le candidature in questi seggi si sarebbe potuto impostare un tentativo di dialogo tra forze che hanno percorsi diversi ma che possono percepirsi come meno lontane rispetto ad altre. In presenza di una seria ridiscussione di programmi e alleanze è un tentativo che certamente avremmo potuto fare. La legge con cui voteremo, pero, è tale da rendere questa strada impraticabile in partenza. Il Rosatellum, infatti, non prevede voto disgiunto e permette di esprimere un voto solo per le due diverse competizioni, quella proporzionale e quella maggioritaria. Questo, oltre a rendere la legge probabilmente illegittima, ha il seguente effetto: se la forza politica X volesse unire le forze con il candidato di collegio Tizio, che appartiene a un altro partito ma che comunque sente più vicino alle sue posizioni rispetto al candidato Caio, dovrebbe rinunciare anche al voto per la quota proporzionale e dunque, di fatto, dovrebbe ritirarsi dalla competizione. Lo ha spiegato molto bene Pierluigi Bersani e sì, avete capito bene: questo meccanismo, da nord a sud, regalerà decine e decine di seggi al centrodestra.

L’opzione per questo sistema elettorale, si badi bene, non è un fatto tecnico. È stata una scelta politica di prima rilevanza, coperta dal Governo addirittura con la questione di fiducia e pienamente sposata da Lega e Forza Italia. Le prime simulazioni sui collegi uninominali spiegano perfettamente il perchè. C’è dunque, in effetti, qualcuno che ha dato un contributo concreto alle sorti del centrodestra: si tratta di chi ha proposto e sostenuto questa legge elettorale. Tra questi, come noto, Liberi e Uguali non figura.

Nella foto di copertina: La presentazione dei candidati di Liberi e Uguali in Lombardia

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