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Podemos di lotta e di governo? L’incontro fra Sánchez e Iglesias

La formazione del governo, in Spagna, è ancora lontana e si dovrà aspettare almeno la fine di maggio (ossia dopo le elezioni per le europee, le autonomie, i comuni) per iniziare a vedere qualcosa di concreto; tuttavia, Pedro Sánchez, leader del PSOE e vincitore delle elezioni del 28 aprile scorso, ha iniziato i primi confronti con alcuni dei partiti (lasciando fuori i neofranchisti di VOX e, per il momento, gli indipendentisti). Il primo incontro è stato ieri con Pablo Casado, leader del PP, e il secondo oggi, della durata di soli 50 minuti, con Albert Rivera, leader di Ciudadanos, autoproclamatosi capo dell’opposizione. L’obiettivo di questi due primi incontri è di ristabilire rapporti civili e istituzionali con gli avversari politici dopo i loro eccessi in campagna elettorale.

Ma l’incontro cruciale, almeno per chi ha a cuore il futuro delle sinistre, si sta tenendo in queste ore con Pablo Iglesias, segretario di Podemos. Nonostante il PSOE abbia detto più volte di voler governare da solo, con un monocolore socialista, i seggi ottenuti da Unidas Podemos sono importanti per un governo più stabile.

«Un governo sostenuto solo dai 123 seggi del PSOE – scriveva Iglesias su El País, il 30 aprile scorso – si troverà di fronte almeno 149 seggi della destra. Questo non solo genererà instabilità, ma spingerà anche questo eventuale governo Sánchez ad appoggiarsi alla destra per molte questioni, come il diritto del lavoro e la rivalutazione delle pensioni, per non parlare della gestione dei problemi derivati dalla plurinazionalità e, nello specifico, dal conflitto catalano».

Ma Sánchez, per il momento, non si è sbilanciato e, piuttosto, ha proposto a UP un “accordo programmatico” per garantirsi il suo appoggio esterno. Ma Unidas Podemos non ci sta. L’obiettivo, infatti, è entrare nel governo per incidere quotidianamente sulle politiche.

«Con la forza dei nostri seggi – è sempre Iglesias su El País – e delle nostre proposte programmatiche, lavoreremo per convincere Pedro Sánchez affinché si metta a capo di un governo di coalizione, stabile, di sinistra e dialogante […] che si trasformi in un referente progressista nell’Unione Europea, dove, comunque, i governi di coalizione sono frequenti.» I temi di confronto saranno: «giustizia fiscale, politiche economiche femministe, pensioni garantite, servizi pubblici, transizione energetica, limiti al lavoro a tempo determinato, diritto alla casa, diritti e libertà, dialogo in Catalogna e, infine, delle persone e della squadra necessaria per garantire queste politiche».

Ieri Pablo Iglesias ha riunito il Consejo Ciudadano Estatal di Podemos per ribadire la propria posizione, ossia che la Spagna ha bisogno di un governo stabile e di sinistra e che, oggi, comunicherà la loro disponibilità al dialogo, «senza paletti, senza ultimatum e arroganza, ma con molta chiarezza».

Come scrive Loris Caruso su Il Manifesto di sabato 4 maggio, l’ultimo congresso di Podemos è stato  di trasformazione «da partito anti-classe politica, mediatico ed elettorale, a forza che cerca legami stabili con movimenti e società civile, più concentrata sui temi classici della sinistra (redistribuzione, diritti sociali, lotte del lavoro), che su quello della rigenerazione delle istituzioni e dei partiti». «Il momento populista – continua Carusoquello in cui le fedeltà politiche tradizionali si rompono e nuove possibilità emergono, in Spagna si è chiuso» e «mentre accentua il proprio carattere sociale, Podemos insiste, come non aveva mai fatto, sull’alleanza con i socialisti».

Adesso la palla è nel campo di Sánchez e del PSOE. Nelle prossime settimane si capirà se Podemos rimarrà solo un partito di lotta, oppure riuscirà anche a diventare, per la prima volta a livello nazionale, un partito di governo.

Foto in evidenza: Pablo Iglesias (Cordon Press)

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