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Nicola, Matteo e il futuro del centro sinistra

A poco più di un mese dalla nascita del Governo “giallorosso” alcune cose iniziano ad essere chiare.
E’, innanzitutto, oramai evidente che per Matteo Renzi la preoccupazione per le sorti dei conti pubblici, dell’aumento dell’IVA e la paventata vittoria elettorale dei fascio leghisti, erano sì forti e sincere ma mai quanto quelle legate alla mancata nascita della sua nuova creatura politica. Le urne gli avrebbero scombussolato tutti i piani, tutte le strategie e ha pensato che Italia Viva val bene una messa con Giggino.
In poco più di un mese, quindi, ben due parti: il Conte Bis e il Matteo Uno. Auguri sinceri ad entrambi e lo dico senza alcuna ironia o sarcasmo.

Il governo in carica, sul quale ho sempre espresso forti perplessità, spero faccia davvero bene e faccia prevalere al suo interno intelligenza e generosità politiche. In caso contrario, due sarebbero gli effetti negativi: un Paese fermo se non in forte recessione; porte, questa volta sì, spalancate a Salvini. E non so quale, tra le due ipotesi, sia la peggiore.

Renzi e la sua Italia Viva, a parte uno dei tre loghi proposti che ricorda in maniera inquietante una nota marca di assorbenti, potrebbero rappresentare una novità positiva e importante a destra del PD.
Si sta caratterizzando fin da subito come una forza di centro, attenta ad alcuni importanti temi civili, seppur con una cultura economica ancora chiaramente ancorata ad una visione liberista dei rapporti sociali. Insomma, una evoluzione centrista del partito di Marco Pannella e non escludo che a breve possa essere attrattivo per Della Vedova, la Bonino e ciò che rimane di + Europa.
Ma esercita anche una certa attrazione nei confronti di parte del gruppo dirigente e dell’elettorato di Forza Italia che, avendo come evidente limite sin dalla sua nascita una figura di riferimento unica ed esclusiva quale quella di Silvio Berlusconi, guarda con manifesta simpatia all’esperienza di Renzi considerato l’inarrestabile tramonto del loro attuale leader.
Bene, una forza politica con queste caratteristiche nel panorama politico italiano non potrebbe essere salutata negativamente. E ciò al netto degli insopportabili e, per alcuni versi, inaccettabili atteggiamenti estemporanei – giusto per usare un eufemismo – di Matteo da Rignano sull’Arno. Ma qui entriamo nel campo delle scienze neurologiche e perciò mi astengo da qualsiasi commento.
La speranza, contrapposta ad un reale timore, è che in un sistema elettorale fortemente proporzionalistico, vengano meno velleità e atteggiamenti politici da Ghino di Tacco 2.0.

Di contro, il PD, stando ai sondaggi, non sembra patire più di tanto in termini di consensi la scissione. Rimane attestato alle percentuali delle scorse Europee e da lì, però, non si muove. Come non si muovono Art. 1 e Sinistra Italiana, stante anche la loro scarsa visibilità mediatica e politica.
Io ho sin qui apprezzato il modo con cui Zingaretti ha gestito il proprio partito e sono assolutamente d’accordo con Michele Serra quando scrive di essere stato colpito da positivo stupore verso leader che dichiara di essere al servizio del suo partito e non di servirsi di esso. Un segnale tangibile in tal senso è l’annunciata riforma dello Statuto in cui le figure di segretario e di candidato alla presidenza del consiglio non coincideranno più. Chi come me sosteneva Enrico Rossi, quando nel 2016 annunciò la sua candidatura alla segreteria del PD, ricorderà come questa proposta fosse uno dei punti qualificanti del suo programma.

Nella foto: Enrico Rossi (Pd)

Ciò che rimprovero a Zingaretti è che occorrerebbe una maggiore dose di coraggio nel compiere certe scelte. La sua “Costituente delle idee” è una novità importante, ma assolutamente insufficiente. Aprirsi al confronto con movimenti e associazioni è utile, ma esiste un campo a sinistra del PD parco di iscritti e voti, ma ricchissimo di idee e proposte.

Ho citato Enrico Rossi e proprio a lui voglio di nuovo rivolgermi perché il suo sostegno a Zingaretti faccia un salto di qualità e si faccia promotore di una “Costituente delle idee e della sinistra” aperta davvero a tutti i soggetti interessati a questa prospettiva. E non è assolutamente da sottovalutare, in tal senso, l’interesse manifestato da Nichi Vendola.
Personalmente, e tanti altri come me, sarebbero sicuramente disponibili a veicolarla nei territori. Sarebbe, probabilmente, un’iniezione di fiducia e di coraggio non trascurabile.

Foto in evidenza. Nicola Zingaretti (Pd), Matteo Renzi (Italia Viva)

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