Renzi

Non, rien de rien

Non, rien de rien. Je ne regrette rien”. (No, niente di niente. No, non rimpiango niente). Probabilmente l’incipit della celeberrima canzone di Edith Piaf sarebbe stato titolo più adeguato per la “Mozione Renzi” in vista del prossimo congresso (?) del PD. Sì, l’ho letta tutta e per ben due volte. E’ un lavoro sporco, ma qualcuno doveva pur farlo. E l’ho fatto, anche per quella numerosissima platea di renziani, soprattutto quelli della terza ora, che, ne sono convintissimo, non l’hanno letta. Perché gente con il passato, per dire, della sottosegretaria Bellanova o della ministra Fedeli, qualcosina da dire l’avrebbero avuta. Per non parlare dei vari Fassino, Chiamparino, Veltroni. No, Veltroni probabilmente no.

La mozione, scaricabile dal sito del PD o dal blog dell’ex premier, consta di 41 pagine di……. nulla. E dove qualcosa c’è, preoccupa. Ma partiamo da quello che, incredibilmente, non c’è. Negli ultimi quindici anni, politici, politologi, economisti, filosofi, sociologi, giornalisti, intellettuali a vario titolo, semplici cittadini investiti duramente dalla crisi, si sono ripetutamente confrontati ed interrogati sull’impatto del capitalismo finanziario sulle sorti dei vari Stati. Un capitalismo cinico e selvaggio le cui politiche neoliberiste hanno determinato un progressivo impoverimento in larghi strati della popolazione mondiale facendoli precipitare nella pura disperazione, dall’altro hanno favorito il sorgere, lo svilupparsi e, in molti casi, l’affermarsi di movimenti populisti reazionari, che Jϋrgen Habermas ha definito il brodo di coltura di un nuovo fascismo. Per lo stesso compianto Alfredo Reichlin il tema del capitalismo globalizzato, si vedano i suoi numerosissimi articoli per l’Unità, era diventato quasi un’ossessione e chiamava, gramscianamente, all’alleanza tra capitalismo sano e forze del lavoro per arginarne gli effetti devastanti. Ebbene, nel programma di Renzi pagine non troverete mai alcun riferimento al fenomeno in questione. Mai!

La causa dei populismi? La sinistra degli anni ’90 e la sua presunta superiorità antropologica. Al netto della considerazione che questa era una accusa rivolta ossessivamente alla sinistra italiana dalla destra berlusconiana e post fascista (un must della propaganda politica di quei tempi), cade in palese contraddizione solo qualche pagina dopo quando esalta l’opera dei governi di Giuliano Amato e Romano Prodi. Questi due signori, di grazia, hanno a che fare con la sinistra e con gli anni ’90? O no?. La sinistra ha colpe, e anche gravi, ma non sono quelle indicate dai ghost writer di Renzi. Se avessero dovuto indicarle, avrebbero dovuto scandagliare un terreno in cui gente come Davide Serra ci sguazza e, probabilmente, non era il caso. Ma andiamo avanti.

A pag. 5 (siamo quindi tra i principi generali, siamo all’architrave della proposta politica) si accenna alla “questione meridionale”, che non può non essere il primo banco di prova di qualunque serio impegno riformatore. Per chi ritiene urgente riprendere un tema del genere, scomparso dall’agenda politica da almeno un ventennio, un’affermazione di questo tipo è degna di sincero apprezzamento e genera la genuina curiosità di valutare le proposte. Curiosità non soddisfatta per il semplice motivo che nelle rimanenti 36 pagine di Sud non se ne parla proprio. Anzi, oltre al danno si aggiunge la beffa. Infatti, al capitolo 8 della mozione (Prendersi cura del futuro), il primo paragrafo si intitola Sviluppo Economico e Mezzogiorno. Ecco la soluzione (le soluzioni) alla questione meridionale:

1. Piano straordinario per lavoro di cura di anziani e bambini (che) avrebbe effetto moltiplicatore sull’occupazione femminile al sud. Par di capire, quindi, che il nostro futuro dipenderà dal lavoro di baby sitter e badanti.

2. A proposito dell’istituto di ricerca Human Tecnopole prossimo alla nascita nell’area di Expo 2015, capire in quale ambito scientifico farne nascere un altro, con la stessa ambizione di eccellenza e di hub, in un luogo del Mezzogiorno. Stop. Non troverete null’altro. Rien. Pensate ad un piano straordinario di investimenti in strutture materiali ed immateriali? Non se ne fa parola. Pensate ad una lotta senza quartiere alle varie mafie per liberarci dalle paure e per liberare risorse? Rien. Non c’è nessun accenno alla mafia nelle sue varie declinazioni regionali. Laddove si parla di Legalità, il tutto si riduce alla riforma del processo penale e alla regolamentazione delle intercettazioni telefoniche.

Capitolo diritti e lavoro. Ritenete che il governo Renzi abbia inciso in maniera negativa sui diritti dei lavoratori? Tranquilli, ha deciso di porvi rimedio. “Il lavoro è cambiato profondamente e bisogna rimetterlo al centro dando nuovi diritti. Diritti che devono garantire i lavoratori contro fenomeni inevitabili come l’avvento della tecnologia, la globalizzazione e la trasformazione del lavoro dipendente. Nuovi diritti non vuol dire arroccarsi i difesa di un mondo che non c’è più (…)”. Traduzione: cambia il mondo del lavoro e, quindi, i diritti che abbiamo eliminato saranno compensati da nuovi e più adeguati, più efficaci. Quali? Gli estensori del documento su questo punto ci lasciano il gusto adrenalinico della suspence, lo sapremo prossimamente. Forse. Per il momento…rien.

Capitolo politiche fiscali. Riduzione generalizzata dell’IRPEF. Bene. Risorse per sostenerla? Patrimoniale? IMU anche sulla prima casa che gravi su quei redditi che possono tranquillamente sostenerla? No, spending review! Tagli alla spesa. Quali? Rien.
Altre chicche sono sparse qua e là (notevole la previsione di incrementare il personale medico e paramedico, senza accennare al fatto che è materia di competenza regionale), ma la cosa che desta maggiore preoccupazione è l’impianto complessivo: la solita narrazione astratta e nessuna soluzione realistica a problemi concreti. Insomma, il tentativo di propinarci per l’ennesima volta la sua particolare versione de La vie en rose e invece rien, rien de rien.

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